Atelier della relazione nella scuola dell’infanzia

di Maria Rita Marchi e Anna Paladini 

Il primo contributo, che ogni bambino dovrà ricevere dal proprio insegnante è l’attestato di stima e di apprezzamento “affettivo” delle risorse reali di cui dispone.

Tale stima non è ancorata al prodotto scolastico, ma al valore dell’individuo come persona e ha, come conseguenza per il bambino, l’auto attribuzione di un valore realisticamente positivo di sé, in ogni momento specifico e in prospettiva delle modifiche positive possibili.

Il bambino percepisce se è apprezzato dall’insegnante perché è o perché dà prodotti apprezzabili; se ha valore come essere umano o per quello che sa fare. Solo con una solida relazione con l’insegnante, il bambino:

  • Costruirà un sé positivo come scolaro
  • Sarà fiducioso nelle proprie capacità di confrontarsi continuamente con il nuovo
  • Manterrà una motivazione attiva per tutto il futuro apprendimento scolastico

Il piccolo gruppo relazionale o Atelier della relazione è un momento di rapporto privilegiato in cui l’insegnante cerca di mettere in atto strategie per costruire un legame positivo fra sé e il bambino.

Si possono organizzare attività giocose a cui possono partecipare il bambino, l’insegnante e anche altri bambini ma nelle quali l’insegnante deve cercare di supportare, fare sentire che è presente, incoraggiare, quel particolare bambino che ha bisogno di costruire un rapporto empatico con lei.

  • L’insegnante si pone accanto al bambino per giocare o lavorare con lui
  • Propone al bambino attività nelle quali può fare e parlare
  • Propone attività che piacciano al bambino e nelle quali abbia successo

 Si possono sfruttare anche i momenti di routine della giornata nei quali l’insegnante può avere un momento di interazione privilegiata con il bambino: 

  • quando si fanno lavare le mani l’insegnante può accompagnare (di solito le insegnanti sono in compresenza) il bambino e guidarlo verbalmente o ascoltarlo mentre racconta cosa sta facendo, incoraggiandolo a fare da solo e sottolineando i suoi progressi (hai visto ce l’hai fatta da solo a prendere il sapone) fargli capire che se ha bisogno è disponibile ad aiutarlo (se non ci arrivi ad aprire il rubinetto ti aiuto io…)

 Durante il pranzo l’insegnante può sedersi con i bambini: 

  • può fare da supporto a quel bambino che al momento del pranzo sente la nostalgia della mamma e quindi ha più bisogno della figura dell’adulto che sia pronto ad aiutarlo
  • può stare vicino al bambino che ancora non rispetta le regole, fare da modello di comportamento e da mediatore perché rispetti i turni (ora Matteo va a prendere il pane, te dopo distribuirai la frutta)

L’insegnante deve guidare anche l’inserimento del bambino nel gruppo dei pari quando questi è riluttante a giocare con gli altri o non è accettato nel gruppo. L’insegnante partecipa all’attività scelta, media i rapporti fra i bambini introducendo le regole del gioco e facendo in modo che tutti le rispettino, sta attenta che i ruoli vengano rispettati e che tutti partecipino all’attività. Se il bambino ha difficoltà ad accettare la sconfitta farà in modo di essere lei, l’insegnante a perdere per prima e sdrammatizzerà la cosa in modo che poi, quando capiterà al bambino stesso di subire la sconfitta lentamente capirà che non succede nulla, tutti possono vincere o perdere basta giocare insieme e divertirsi. L’insegnante deve quindi porsi come guida “affettiva” che partecipa e gode del successo di ogni allievo preoccupandosi di costruire in tutti una solida autostima. La relazione bambino-insegnante deve essere regolato da:

  • Tenerezza
  • Fermezza
  • Coerenza

Tenerezza L’insegnante deve avere un’emozione positiva nei confronti di ciascun bambino, stare volentieri con ogni bambino anche con quello il cui comportamento non è adeguato.L’insegnante deve essere disponibile a giocare con il bambino nell’attività che predilige, condividere con lui la gioia di fare qualcosa insieme. 

Fermezza Le regole fanno parte del percorso educativo e rappresentano uno strumento necessario per garantire ai bambini una crescita sana, serena ed equilibrata

Le regole:

  • forniscono dei riferimenti precisi
  • danno sicurezza
  • sono modelli per l’adattamento alla vita sociale

 Il bambino senza regole:

  • È un bambino confuso
  • Che non ha il suo punto di riferimento negli educatori
  • Che si chiude al dialogo
  • Che è facilmente influenzabile dalle sollecitazioni derivanti dall’ambiente esterno.

Coerenza

L’ insegnante deve essere convinta dell’importanza delle regole e per prima le deve mettere in pratica.

  • Deve evitare la messa in atto di comportamenti incoerenti e contraddittori rispetto alle regole che cerca di insegnare ai bambini
  • deve adottare lo stesso comportamento che pretende dal bambino
  • deve rispettare per prima le regole condivise con i bambini.

 Bisogna sempre ricordare che i bambini imparano per imitazione Per facilitare il rispetto delle regole da parte dei bambini l’insegnante nell’impartire la regola, deve:

  • motivare la ragione per cui si deve adottare un determinato comportamento: dare spiegazioni chiare delle motivazioni di una determinata regola perchè il bambino deve essere convinto della validità delle regole che deve mettere in pratica,
  • applicare sempre una regola condivisa e se è necessario dare spiegazioni sui motivi perché una regola non viene rispettata e si fanno delle eccezioni
  • essere pacato quando ricorda una regola che il bambino non ha rispettato e mostrare soddisfazione e compiacimento quando si impegna a migliorare. Urlare, punire, essere nervosi sono comportamenti inefficaci e controproducenti.

 Nel momento in cui il bambino trasgredisce una regola e si arrabbia perché gli è impedito di adottare il comportamento prescelto, è bene adottare un comportamento di contenimento (prendere il bambino per mano, impedirgli di fare cose che potrebbero essere nocive per sé o per gli altri). Solo quando il bambino ha superato il momento di rabbia e di rifiuto spetta all’insegnante farlo riflettere sul suo comportamento, evitando espressioni che facciano sentire il bambino rifiutato (sei cattivo, non ti voglio più bene,) ma aiutarlo con domande a capire perchè il suo comportamento è sbagliato